Le anime perse di Ellen River. Anteprima modenese di Lost Souls.

Articolo e foto di Vincenzo Benforti.

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Negli ultimi anni andare a un concerto è diventato sempre più un atto volontario, per necessità premeditato, con date che vengono annunciate con mesi e mesi di anticipo ed è sempre più raro potere assistere ad un’esibizione sorprendente di qualcuno di cui fino a cinque minuti prima ignoravi l’esistenza.

L’occasione è arrivata per caso, mentre ero in visita ad amici a Modena, un sabato pomeriggio di fine aprile.

“Andiamo a vedere Ellen River?” mi dice Pietro. “Quando?”, rispondo io pensando si trattasse di qualcosa che sarebbe accaduto nel tempo a venire e non nell’arco di mezz’ora, a pochi passi da dove mi trovavo. Il live era in programma per le 19:00, di fronte al negozio Dischinpiazza, in occasione del Record Store Day, manifestazione internazionale dedicata ai negozi di dischi, come spazio di aggregazione e non come semplice luogo di acquisto.

Mentre ci avviciniamo a Piazza Mazzini inizio a cogliere le note di una voce femminile che canta in inglese, una matrice rock e venature soul. Soltanto arrivando in prossimità del Dischinpiazza mi rendo conto che quello che sembrava musica in filodiffusione era in realtà il soundcheck per lo showcase, con un impianto di dimensioni ridotte con cui Ellen River stava provando accompagnata da un trio con basso, chitarra elettrica e batteria.

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Solo guardando meglio mi rendo conto che i “signori” che l’accompagnavano avevano un’aria già nota, le succesisve presentazioni confermano le mie sensazioni. Antonio Rigo Righetti, al basso, Mel Previte alle chitarre e Robby Pellati alla batteria, ovvero la band che prima e meglio di tutti ha saputo interpretare nel nostro paese un certo stile e suono americano, prima con i Rocking Chairs con Graziano Romani alla voce e poi al fianco di Ligabue per molti anni.
Un piacere ritrovarli qui, in strada, davanti al negozio a suonare durante questa manifestazione, con lo stesso spirito con cui è nata in USA, per cui può capitare di entrare in un negozio e di vedere Jack White in concerto.
Riportiamo però l’attenzione su Ellen, al suo debutto ufficiale e visibilmente emozionata ma davvero coinvolgente e vitale. La sua vocalità esplora territori molto vasti ma trovo una certa affinità con Sheryl Crow, di cui riprenderà anche un brano, ed Alanis Morrissette anche se il suo lato più interessante, a mio avviso, è quello soul. Queste le parole sulla musica di Elena Ortalli (vero nome della cantautrice): “L’amore per la musica è una cosa che si ha dentro, non si può spiegare. Ne ho sempre ascoltata tantissima e di generi differenti perchè credo che, conoscendo una cosa nelle sue più svariate colorazioni e tipologie, si riesca infine ad arrivare a capire quale sfumatura sia in grado di smuovere quel qualcosa dentro. Da Lucinda Williams a Tori Amos ed Etta James, da Solomon Burke a Muddy Waters e poi Black Crowes, Otis Redding, Robert Plant, Billie Holiday, Rolling Stones. La predilezione per le cantautrici o le grandi interpreti, ha sempre avuto la meglio in fondo, per la loro capacità attraverso i testi di sbatterti in faccia le emozioni ed il vissuto quotidiano. Con la mia musica e le mie composizioni ripercorro sonorità soul, folk, blues, rock scrivendo canzoni che nascono e prendono forma direttamente nella mia testa ed attingono ispirazione da un qualsiasi particolare, anche quasi impercettibile, del quotidiano. Passo dopo passo prende piede la consapevolezza di provare a trasmettere il trasporto che solo la musica può dare e che io stessa provo a mia volta quando canto. Un mondo dove sono le emozioni a regolare i meccanismi, dove la libertà di espressione è totale, dove sentirsi nudi raccontando il proprio sentire non è fonte di giudizio, ma un’energia potente che irradia tutto il corpo. Ellen River è la mia parte complementare, è radicata in me e rappresenta i luoghi inesplorati che ho dentro e che con la mia musica fluiscono fuori alla luce con la forza e perseveranza che solo l’acqua possiede, traducendosi in note.
Il pubblico non è mancato, Ellen giocava in casa. La sua gente l’attendeva ed alla fine si è rivelato un concerto ( più che un semplice showcase) molto partecipato. In chiusura anche una cover di Masters of War di Dylan, dopo avere proposto per intero i brani del suo debutto, Lost Souls, che ho fatto gelosamente mio dopo il concerto.

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Ci vorrebbero più situazioni così: pubblico al centro, meno formalità e più spazi per la musica. Mi sento di aggiungere che proposte musicali come questa non nascono tutti i giorni e vanno sostenute con tutta la nostra forza.