VANNI SANTONI CANDIDATO ALLO STREGA. 8 RAGIONI PER LEGGERE LA STANZA PROFONDA

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.”

 

La stanza profonda, Laterza

La stanza profonda, Laterza

 

Questa celebre frase del giovane Holden Caulfield penso rappresenti bene la questione: a Riot Van abbiamo parlato di (e con) Vanni Santoni dal 2009. Era uscito da poco Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), romanzo d’esordio dell’autore di Montevarchi. Da allora abbiamo seguito tutte le sue uscite: Se fossi fuoco, arderei Firenze, la riedizione dei Personaggi precari, i lavori fantasy, il romanzo SIC.

Con Vanni abbiamo spesso riflettuto su “la nuova scena letteraria fiorentina”, un qualcosa che a seconda delle fasi e delle circostanze è stataFirenze delle Letterature”, ritrovi al Caffè Notte, o splendidamente “Torino una Sega”.

Ecco perché raccontare o commentare un suo nuovo romanzo – in particolare questo romanzo – vuol dire anche parlare del percorso che a RV seguiamo da un decennio.

 

A pochi giorni dall’uscita in libreria è giunta una notizia di peso: il libro è candidato al Premio Strega, prima volta per Vanni Santoni, prima storica volta per l’editore Laterza.

La redazione RV ha esultato via whatsapp: nella nostra misera storia di recensioni letterarie – saltuarie, o comunque ben più rade rispetto alle consuetudini di chi fa veramente critica o quantomeno osservatorio – abbiamo segnalato libri insospettabili e che di lì a poco sarebbero stati in lizza per il più importante premio letterario italiano: ci è successo con Dalle rovine di Luciano Funetta, con XXI Secolo di Paolo Zardi e con Grande nudo di Gianni Tetti.

Felici di aggiungere un mattoncino nel muro delle belle – e giustamente celebrate – scoperte.

 

La stanza profonda, dadi

 

Andando al testo, proverei a presentare il libro elencando brevemente 8 ragioni di interesse:

 

1) È “gemello” di Muro di Casse: un romanzo con tratti saggistici, anche se qui la componente narrativa prevale nettamente sul saggio. Con il primo volume uscito per la collana Solaris di Laterza condivide, oltre alla forma, anche l’intento di riabilitare categorie solitamente mal viste dalla società e dai media. Prima erano i raver, adesso i giocatori di ruolo. Due nicchie sociali e culturali considerate marginali (o addirittura dannose) per Vanni Santoni sono in realtà da considerare avanguardie. Parlare di “rivincita nerd” è quasi riduttivo:

“Quando poi, dieci o quindici anni dopo, realizzatasi l’egemonia dell’immaginario fantasy, la ragazza a suo tempo sedotta solo a prezzo di segretezza circa quell’insana passione per draghi, chierici e guerrieri, la menerà con Game of thrones o sfoggerà un tatuaggio in elfico (in Sindarin! Mi Sandarin, nan Eru!), saggio sarà non cedere alla tentazione del “te l’avevo detto”: il giusto gode, anzi, di aver avuto ragione da prima”

 

2) Vanni Santoni narra la scoperta dei GDR e la difficoltà nel trovare giocatori interessati ad unirsi nella stanza. Non parla mai delle regole del gioco (non è un manuale, giacché di manuali ne esistono, i giocatori già li conoscono e i non-giocatori evidentemente non hanno mai sentito il bisogno di studiarli). Quello che il libro fa è evidenziare la portata narrativa del gioco di ruolo, in cui il dungeon master è un narratore-demiurgo che indirizza la creazione a cui tutti i giocatori partecipano in modo collaborativo. Un fatto per molti versi inedito e ricco di fascino.

 

3) Il romanzo presenta elementi che richiamano i precedenti libri di Vanni Santoni: l’ambientazione provinciale e il rapporto con la città, l’autore ripropone personaggi già apparsi in altri romanzi (gli aficionados godranno nel rincontrare il Mella e il Paride), citazioni e rimandi ad altri libri. Se il libro di Vanni Santoni fosse una pagina web, La stanza profonda sarebbe piena di link interni. Un ipertesto. È un’opera piena di collegamenti e coglierli tutti è un gioco stimolante. Ci sono i Personaggi Precari, c’è la produzione fantasy, c’è la Scrittura Industriale Collettiva, ci sono ovviamente i romanzi Gli interessi in comune, Se fossi fuoco, Muro di casse.

 

Muro di casse, Laterza

Muro di casse, Laterza

4) L’esperienza da Dungeon Master ha fortemente influenzato il percorso da scrittore di Vanni Santoni. Qualche anno fa è uscito per Minimum Fax un libro che si chiama In territorio nemico, romanzo storico sulla Resistenza scritto da oltre 100 autori grazie a un metodo ­– la Scrittura Industriale Collettiva – ideato da Gregorio Magini e Vanni Santoni. E se Magini aveva portato in dote l’esperienza da programmatore, la filosofia dei software open-source e wiki, l’altro contributo fondamentale è arrivato proprio dall’esperienza di Santoni con i GDR. È una bella lezione per quanti intendono scrivere e si domandano come nasce una storia e come deve essere raccontata.

 

5) Il libro è a tutti gli effetti un romanzo sui processi creativi, sulla costruzione dell’immaginario, e sulla condivisione prima che sulla competizione. I giocatori di ruolo possono anche non essere amici, in gioco non c’è la vittoria o la sconfitta, ma l’allargamento di confini, l’ampliamento di prospettive e l’affermazione dell’immaginario come ambiente vitale da abitare.

Afferma uno dei personaggi ad un certo punto: «io questo ostinarsi a dare più peso alle cose reali rispetto a quelle immaginarie non lo capisco mica…»

 

6) Non è un libro sulla fuga dalla realtà, ma quasi l’opposto. Il protagonista spiega:

«Chi fu, la conduttrice di “ViviMattina”, a parlare di escapismo? Era il suo opposto. Chiudersi e produrre senso proprio perché fuori ce n’era sempre meno. La realtà si misura forse dal numero di fruitori? Non ne basta forse uno, non basta un solo osservatore per far uscire le cose dallo stato di latenza? Nel momento in cui il virtuale si sovrappone al reale, in cui tutto diventa narrazione, chi può svalutare con sicurezza quanto avveniva là sotto?»

 

7) La storia ripercorre l’avvicinamento del protagonista ai giochi di ruolo, le difficoltà dell’infanzia e dell’adolescenza, la costruzione del gruppo dei giocatori, gli anni del gioco, la fine del gioco. Si va dalle scuole elementari ai 40 anni: la stanza profonda non è un romanzo di formazione, ma è la dimostrazione che forse il romanzo di formazione è oggi impossibile. Quale è la condizione transitoria da superare, quale il fine a cui tendere? Se il conseguimento dell’età adulta non è più un traguardo netto (il militare? l’abbandono del nido, vivere da soli? il lavoro fisso?) il romanzo di Vanni Santoni esplora le variegate esistenze dei personaggi e ne offre una lettura amara e a tratti desolante. La discesa nel Dungeon diventa allora anche una forma di opposizione ai ritmi sociali e produttivi (la rottura dei cicli notte-giorno e lavoro-riposo, ad esempio). E l’impossibilità dei personaggi di far comprendere questo processo al sistema di potere (i bulli, i genitori, la polizia) rende La stanza profonda anche un romanzo politico e di opposizione. Almeno quanto Muro di casse.

 

Vanni Santoni

Vanni Santoni

8) È un libro scritto in seconda persona. Il tu del narratore è lo stesso con cui il master si appella al giocatore per porlo di fronte alle scelte. Ma la seconda persona è anche evocativa ed evocante, rende epico il ricordo e lo fa rivivere anziché limitarsi a descriverlo. Mette le distanze rispetto a una prima persona, le accorcia rispetto alla terza. Usare la seconda persona in modo efficace non è semplice. Vanni Santoni lo fa molto bene e riesce a rendere questo libro – complesso e profondo – anche estremamente godibile.

 

 

Gli spunti, si sarà capito, sono molti. L’invito è quello di provare a coglierli: anche se forse La stanza profonda non è il miglior libro dell’autore di Montevarchi, siamo certi si tratti di un romanzo importantissimo, che coinvolgerà non solo gli appassionati di GDR, ma tutti gli amanti della lettura.

 

 

La stanza profonda,

Vanni Santoni,

Laterza – Solaris,

2017

  1 comment for “VANNI SANTONI CANDIDATO ALLO STREGA. 8 RAGIONI PER LEGGERE LA STANZA PROFONDA

Comments are closed.